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2009 - FUTURCENTO
* ONE HUNDRED YEARS OF BROADCASTING
* SANT'ELIA A VERONA
* CENTO ANNI DI RADIOFONIA
2009 - FUTURCENTO


 dal libro "FUTURCENTO" di Luciano Tumiet - stampato nel Dic.2008

Capitolo 1 

 

La prima pubblicazione del Manifesto di Fondazione viene generalmente considerata quella che appare sul quotidiano parigino  “Le Figaro” del 20 febbraio 1909. Tutta la bibliografia sul futurismo è concorde sul fatto che il futurismo nasce ufficialmente con quell’articolo per almeno due validi motivi. “Le Figaro” era, ed è ancora, un grande quotidiano, un giornale importante non solo a livello nazionale ma anche in ambito internazionale. A questo si deve aggiungere che lo stesso Marinetti vede in quell’articolo il momento in cui nasce il movimento.

Prima della pubblicazione su “Le Figaro” però il manifesto ha trovato ospitalità su quotidiani, senza dubbio meno prestigiosi, nei giorni immediatamente precedenti il fatidico 20 febbraio 1909.

Il Manifesto, con qualche piccola variante, viene pubblicato propagandato dapprima con la diffusione di volantini e sulla stampa quotidiana viene pubblicato già il 5 febbraio sulla “Gazzetta dell’Emilia” di Bologna e il giorno seguente sul “pungolo” che si pubblica a Napoli.

Pochi giorni dopo, precisamente il 6 febbraio, anche la “Gazzetta di Mantova” e, il giorno 9, su “L’Arena” di Verona.

Prima dell’articolo su “Le Figaro” il manifesto trova ospitalità anche su il “Piccolo” di Trieste, il 10 febbraio, su “Tavola Rotonda” di Napoli, il 14 febbraio e sul “Giorno” del 16 febbraio. Si hanno notizie anche di una pubblicazione, fuori d’Italia, sul quotidiano romeno “Democratia” del 16 febbraio 1909.[1]

Lasciando da parte queste piccole dimenticanze che a Marinetti servono per accreditare una nascita più nobile e prestigiosa del suo manifesto ci si chiede per quale motivo egli optò per la prestigiosa testata parigina come se altre testate non fossero altrettanto importanti. Marinetti è nato ad Alessandria d’Egitto ed è figlio di un avvocato d’affari italiano, Enrico Marinetti, molto apprezzato in Egitto dove ha costruito anche una cospicua fortuna economica. Nella seconda metà del 1908 Marinetti è a Parigi dove frequenta un ex membro del governo egiziano proprietario di una villa sulla Senna in prossimità di Parigi, Mohamed El Rachi Pascià. La frequentazione in questione non può non estendersi anche alla figlia unica del notabile egiziano, Rose Fatine, una “…molle e già troppo languida bellezza araba dagli occhi di liquirizia…” che si è innamorata di lui [2].

Il padre di Rose Fatine vedrebbe di buon grado una sistemazione della figlia con il giovane poeta di buona famiglia, il solo che non trova soddisfacente la prospettiva è proprio Marinetti che però non solo propone alla ragazza di costruire una gondola in modo da “…farci cullare dalla Senna e immaginare di dondolarci sulla laguna di Venezia, al largo…” ma passa anche le giornate a remare un improbabile barca dipinta di nero come una gondola, assieme alla ragazza.

Queste giornate che Marinetti vive come delle sofferenze hanno però uno scopo ben preciso. Il padre di Rose Fatine non solo è ricco ma è anche azionista de “Le Figaro”.

Marinetti si rende conto , che questa opportunità di arrivare subito sulla prima pagina di un quotidiano così autorevole ripaga abbondantemente qualche pomeriggio su quella specie di gondola, “…poltrona a dondolo per cretini…” la chiamerà qualche tempo dopo nel suo manifesto contro Venezia [3].

E’ in questo modo che Marinetti potrà raccontare come all’alba del 20 febbraio 1909 il suo “…girovagare alle 4 della notte tra i monumentali autocarri ricolmi di carote del mercato parigino spasimò all’apertura dei chioschi dei giornali dove con mani tremanti aprii e lessi come se non fosse mio ma piovuto da quell’alba piovosa raggio di solida luce l’amato fecondo Manifesto…[4].

Coerentemente con quanto esposto nel Manifesto, Marinetti non può attribuire la nascita del futurismo ad una vicenda così banale e fornisce una versione più adatta .

Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade da moschea dalle cupole do toone traforato , stellate come le nostre anime…Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia…Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell’ora, ad essere desti e ritti, …”. Nel silenzio della notte rotto solo dal passaggio di “..enormi tramvai a due piani.,.” Marinetti e i suoi amici sentono “..ruggire sotto le finestre gli automobili famelici.”.

Marinetti a questo punto lancia la sua sfida all’atavica accidia  “…-Andiamo diss’io; andiamo , amici! Partiamo!...Ci avvicinammo alle tre belve sbuffanti, per palparne amorosamente i torridi petti. Io mi stesi nella mia macchina …ma subito risuscitai sotto il volante…la pazzia ci strappò a noi stessi  e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come  letti di torrenti…


Io gridai: - Il fiuto, il fiuto solo, basta alle belve! E noi, come giovani leoni inseguivamo la Morte.”

E noi correvamo schiacciando  su le soglie delle case i cani da guardia che si arrotondavano, sotto i nostri pneumatici scottanti…La Morte, addomesticata, mi sorpassava ad ogni svolto…”

Usciamo dalla saggezza come da un orribile guscio….Diamoci in pasto all’Ignoto…”

“Avevo appena pronunciato queste parole, quando girai bruscamente su me stesso , con la stessa ebrietà folle dei cani che voglion mordersi la coda” quando gli si parano davanti due ciclisti “…titubando davanti a me come due ragionamenti, entrambi persuasivi e nondimeno contraddittorii. Il loro stupido dilemma discuteva sul mio terreno…Che noia! Auff! …Taglia corto, e, pel disgusto mi scaraventai colle ruote all’aria in un fossato.

Marinetti e i suoi amici vengono recuperati e in quelle condizioni “…contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini vivi della terra.”[5]

Se la nascita del Manifesto tramite l’intervento di Rose Fatine sembra un racconto di Liala, il racconto di Marinetti sembra un resoconto da rientro da discoteca un sabato sera.

Bisogna, in ogni caso riconosce che un fondamento reale di questa descrizione esiste. Marinetti era, e restò sempre, un pessimo automobilista ed ebbe , effettivamente un incidente automobilistico di cui esiste la prova fotografica.

In realtà il termine “futurismo” non è un neologismo creato da Marinetti. Il termine era già stato utilizzato nel 1850 da Vincenzo Gioberti intorno al 1850, sia pure in tutt’altro contesto, da Stindberg in una sua lettera del 1894. [6].

Nel 1905 Gabriel Alomar tiene una conferenza a Barcellona in cui espone le sue idee circa un rinnovamento spirituale e politico della Catalogna. Il contenuto della conferenza viene pubblicato nel 1908 sul “Mercuri de France” che Marinetti senza dubbio conosceva [7].

Lo stesso Marinetti scriverà qualche anno dopo che l’11 ottobre del 1908 dopo aver lavorato per sei anni alla rivista “poesia” sentì il bisogno di cambiar metodo  per “…scendere nelle vie, dar l’assalto ai teatri  e introdurre il pugno nella lotta artistica.[8]. Con ogni probabilità la data è di fantasia ed è dettata solo dal significato scarantico che Marinetti attribuiva al numero undici.

Sempre marinetti continua “…I miei amici poeti paolo Buzzi, Corrado Covoni, Enrico Cavacchioli, Armando Mazza, Luciano Folgore, cercavano con me una parola d’ordine. Esitai un momento fra le parole “Dinamismo” e “Futurismo”. Il mio sangue italiano balzò più forte quando le mie labbra inventarono ad alta voce la parola “Futurismo” [9].

Un’ulteriore, possibile anche se improbabile, spiegazione è quella che vede in FuTurisMo le tre lettere significative di Filippo Tommaso Marinetti.

 

 



[1] Maurizio Scudiero in “Manifesto Futurista Italia batte Francia 7 – 1” in “Il Giornale” del 7 aprile 2008.

[2] [007 – 0072].

[3] [010 – 0034] “Contro Venezia passatista” del 27 aprile 1910

[4] [019 – 0062]

[5] [010 – 0008]

[6] [012 – 0493] “La teorica della mente umana. Rosmini e i rosminiani”.

[7] [001 – 0145]

[8] [019 – 0058]

[9] [019 – 0058]

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